Il fashion sostenibile: quando stile ed etica d'impresa sì incontrano
Durante il terzo aperitivo del Laboratorio Idee per il tessile si è parlato di 'ndrangheta e di come quest’ultima si possa infiltrare in un settore a rischio come il tessile. Protagonista dell’incontro il consorzio Goel ed in particolare Cangiari, ovvero un marchio nato come sfida alla criminalità organizzata. Si tratta di un'esperienza creativa e produttiva nata nella Locride in contrasto alle logiche economiche e criminali della mafia e della 'ndrangheta.
"II Consorzio Goel – racconta Vincenzo Linarello, Presidente di Goel – nasce nel 2003 nella Locride per iniziativa della Diocesi di Locri-Gerace come risposta sociale ad 'ndrangheta e criminalità.”
Oggi è una realtà economica dinamica e importante che ha creato un centinaio di posti dì lavoro e che raggruppa cooperative sociali e associazioni impegnate in molteplici attività: dall'agricoltura ai servizi sociali, dall'assistenza alle fasce deboli alla realizzazione di eventi e al turismo.
“Questa iniziativa è nata per produrre cambiamento nella nostro tessuto sociale – continua Linarello – con un metodo innovativo per la nostra area: prima fare e poi proporre, ovvero grazie agli aiuti degli enti statali che ci hanno permesso di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata abbiamo creato diverse imprese che hanno dato la possibilità alla gente di trovare un lavoro stabile e nei confini della legge.”
Con il marchio etico Cangiari, Goel si occupa anche di moda e sta ottenendo importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. Le collezioni, che saranno nelle boutique dal prossimo autunno, sono ispirate ad un'eleganza sobria e alla valorizzazione di materiali biocompatibili che traggono spunto dal recupero delle antiche tradizioni tessili calabresi, rivisitandole in chiave moderna. Il risultato: abiti dalle linee armoniche in cui l'eleganza si sposa con il pieno confort offrendo la consapevolezza di indossare tessuti densi di storia e di cultura, infatti gli inserti che impreziosiscono gli abiti sono realizzati con l’antica tecnica del telaio greco e bizantino che impegna l’artigiano fino a 6 ore per un metro di stoffa. Un progetto creativo che ha consentito di ricreare una filiera dell'eccellenza artigiana interamente made in Italy.
L’incontro, ideato e voluto da Euroimpresa nell’ambito del Laboratorio Idee per il Tessile, è nato dalla consapevolezza che il nostro territorio è uno dei più a rischio di infiltrazioni mafiose e che la stampa locale sia sempre più ricca di fatti riconducibili alla malavita organizzata. Verrebbe da chiederci cosa c’entri la mafia con il settore tessile e con la nostra zona, ma Linarello avverte: “La mafia non è più quella di un tempo, gli affari veri ora li fanno acquisendo i mezzi di produzione e un settore in crisi, come quello tessile, è terreno fertile per le infiltrazioni. Inoltre il milanese è una delle aree più ricche d’Italia e che vanta, si fa per dire, una folta rappresentanza di famiglie mafiose.”





